sabato 19 marzo 2011

La Verità ci rende uomini in carne ed ossa

Da bambini ci raccontavano sempre la storia di un povero burattino di legno che desidera diventare un bambino vero. Suo padre è un vecchio falegname che lo ha intagliato con amore e fiducia, illudendosi che quel pezzo di legno parlante si trasformi nel suo tanto desiderato bambino. Ma Pinocchio è un burattino scapestrato e poco affidabile che si rivela subito un bugiardo di professione, pronto ad uccidere con un colpo secco la propria molesta coscienza, rifuggendo da ogni responsabilità.
Si sente spesso in colpa, Pinocchio, scansafatiche curioso e continuamente alla ricerca di qualcuno che gli sia simile. Non conosce la strada che attende chi, come lui non è né umano né privo di umanità. Preda di individui infidi e poco raccomandabili, promette senza riuscire a mantenere fede alla propria parola. La sua completa inaffidabilità è impressa sul suo volto, mentre il naso gli cresce ad ogni nuova bugia.
Questo povero burattino ingenuo e credulone è triste come l'uomo che vorrebbe essere felice, ma non ha il coraggio di diventare migliore. Scegliendo sempre la facile strada della menzogna si gode le briciole di una gioia effimera e transitoria, che lo spinge a muoversi in continuazione attraverso emozioni contrastanti nel tentativo di raggiungere un nuovo, precario equilibrio.
Tuttavia Pinocchio, dopo aver esplorato la propria ingestibile emotività, sceglie la strada della Verità divenendo così pronto per il rinnovamento. La sua trasformazione si compie senza ostacoli, facendosi portratrice di una nuova dimensione dell'essere, all'insegna dell'autenticità. Un bell'insegnamento che, lungi dall'essere un rimbrotto di semplice carattere morale, sembra piuttosto un suggerimento per l'uomo moderno che tende le proprie braccia verso la completezza dell' assoluto.

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