martedì 6 settembre 2011

Quel neo sparito in una notte

Come ogni anno, alla fine dell'estate, ho rispettato, pur con una certa insofferenza, il mio impegno medico. La prevenzione dermato-oncologica (sarebbe meglio dire diagnosi precoce), fa parte della mia routine da quando, ancora bambina ho tolto tre nei potenzialmente degenerativi.
Ho sorriso, quando il medico mi ha visitata; avrei voluto raccontargli di quando, alcuni suoi colleghi non meglio identificati, hanno operato su di me l'asportazione di un nevo. A maggio del 2009 avevo fatto un sogno: ero in una stanza molto luminosa e rassicurante, sdraiata e a mio agio. Intorno a me si muovevano alcuni medici, senza toccarmi, mentre uno di loro era al mio fianco e mi parlava. Ci teneva a rendermi noto che, dopo un'analisi accurata, avevano optato per l'asportazione di un neo, pericoloso e abbastanza grande, che avevo sulla schiena, vicino alla colonna verterbale, all'altezza dei fianchi. Le sue parole non mi turbavano affatto, anzi, mi ero abbandonata spontaneamente e con fiducia nelle loro mani. La mattina seguente mi sentivo rigenerata e serena, tuttavia non mi ricordai del sogno fino a quando, sotto la doccia, non percepii il lieve pizzicore che proveniva da un punto dietro la schiena. Osservando meglio davanti allo specchio, notai un'abrasione circolare, approssimativamente del diametro di quattro millimetri, già in fase di cicatrizzazione. A vederla, somigliava ad una scottatura uniforme e dai contorni regolari. Mentre mi sforzavo di ricordarne l'origine, le immagini di quel sogno tanto vivido iniziarono a scorrere nella mia mente, lasciandomi di stucco.Corsi subito a controllare le lenzuola: qualunque fosse l'origine di quel piccolo trauma, di sicuro doveva collocarsi nel corso della nottata precedente; la sera prima infatti non avevo provato alcun fastidio nello scorrere dell'acqua calda sulla schiena. segno che l'abrasione ancora non c'era. Se mi fossi ferita accidentalmente durante la notte, costringendo il mio inconscio a costruire un'immagine apposita durante il sogno, avrei di sicuro trovato delle tracce di sangue ed epidermide sulle lenzuola candide: un neo così grande non poteva sparire di colpo, lasciando una ferita quasi rimarginata, senza perdita ematica. Non voglio aggiungere spiegazioni che non possiedo a questo evento, che sfida così prepotentemente la nostra razionalità. Una cosa è certa: a distanza di due anni il mio neo non c'è più. Al suo posto solo una cicatrice circolare appena visibile, a ricordarmi che non esiste nulla di impossibile.


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