martedì 21 giugno 2011

La terra: un pianeta blu denim

Da sempre i blue jeans hanno rappresentato la libertà di espressione giovanile, il simbolo sovversivo prediletto di attori maledetti e idoli del rock. Un capo d'abbigliamento davvero trasversale, tanto che anche gli amanti dello stile classico e più raffinato ne hanno almeno un paio nell'armadio. Un abito unico nella sua versatilità. Ma qual è il reale percorso di lavorazione cui è sottoposto un paio di jeans prima di arrivare al sicuro nel nostro armadio? Il tessuto jeans è composto da fili di catena (ordito) tinti di blu e fili di trama di colore naturale. La caratteristica coloratura presente solo all'esterno dei fili, permette al tessuto di invecchiare in modo naturale, mantenendo ancora la propria resistenza. Ma è proprio questa particolarità che rende quella jeans una delle produzioni tessili più inquinanti. La tintura per ossidazione si ottiene infatti facendo passare i fili in una grande vasca di colore, alternando l'immersione all'asciugatura, da un minimo di 4 ad un massimo di 24 immersioni, in base all'intensità di blu che si desidera ottenere. Se nella maggior parte dei paesi del nord del mondo la produzione comprende una fase conclusiva di depurazione delle acque di scarto della tintura, questo fondamentale accorgimento non sembra essere contemplato dalle fabbriche a basso costo dei paesi del sud, in cui manodopera, macchinari e prodotti sono reperibili con una spesa notevolmente più bassa. Un risparmio però che costa caro all'ambiente; nella maggior parte dei casi infatti le acque reflue delle fabbriche raggiungono fiumi, torrenti, impianti fognari e, in casi estremi, anche falde acquifere, senza essere state precedentemente depurate. I danni di questo processo incontrollato sono enormi. Un solo esempio dei tanti a nostra disposizione: nel distretto cinese di Xin Tang, le acque di scarto dei circa 15 mila laboratori che producono ogni anno circa 200 milioni di paia di jeans (anche per grandi griffe), stanno "colorando" di azzurro i corsi d'acqua della regione, minacciando seriamente la salute degli abitanti, che accusano gravi problemi di salute quali difficoltà tespiratorie, eruzioni cutanee e malformazioni nei bambini appena nati. Tutte queste considerazioni sono forse sufficienti per spingerci a pretendere un prodotto finito che rispetti l'ambiente e i lavoratori, in una catena di produzione che non miri solo al guadagno economico ma anche a quello ambientale e sociale. Siamo noi gli ultimi fruitori, quindi abbiamo davvero il potere di scegliere che cosa indossare. Il mercato lo fa chi compra. Possiamo rinunciare ai nostri adorati jeans se è in gioco la vita del pianeta e di migliaia dei suoi abitanti.

Bibliografia:

@ Rita Dalla Rosa, Vestiti che fanno male, Terre di Mezzo editore, Milano 2011.
@ Sui jeans sabbiati e la campagna di abiti puliti.org (cui aderiscono anche i marchi Levi-Stauss e H&M), che meritano un approfondimento ulteriore consultate il seguente articolo http://solleviamoci.wordpress.com/2011/02/14/consumo-sostenibile-parte-la-campagna-online-contro-i-jeans-scoloriti-la-sabbiatura-dei-pantaloni-provoca-la-silicosi-ai-lavoratori.

Nessun commento:

Posta un commento