martedì 5 aprile 2011

Cernunnos e la ruota dell’anno celtico - NèaPolis N.4 anno II

Per sua natura la capitale ha sempre accolto il nuovo con istancabile curiosità, annegandolo nella sua democratica vastità fino a renderlo invisibile. Mi chiedo così, scemati i fumi galvanizzanti di un sorprendente pomeriggio di attivismo sociale, cosa resterà della nostra sgangherata troupe d'assalto, che ha mosso i primi passi barcollanti tra una folla smarrita di curiosi.
Ieri abbiamo gridato al mondo il valore della nostra partecipazione come privati cittadini che hanno a cuore la gestione della Res Publica, di questo bene comune che non è di nessuno ma appartiene a tutti.
Abbiamo sostenuto la grandezza della libertà di espressione, la capacità di risonanza di ogni singolo corpo che si fa volontariamente strumento di argomentazione, riflessione critica, contagio emotivo. Un'educazione al valore civile, un'istruzione alla Democrazia, una maieutica del buon governo che nasce prima di tutto da un'autentica e coerente amministrazione di sé e dei propri valori. Un embrione da proteggere, un figlio da partorire, un bambino da crescere, un'adolescente da consegnare all'età adulta. Noi siamo il concime di questo nuovo terreno, siamo l'acqua che lo irrora e il sole che lo bagna; siamo il vento che lo strapazza e il freddo che lo angustia mettendone alla prova la determinazione. Noi siamo la chiacchera che si fa messaggio, il sentimento che si offre come veicolo di collettiva condivisione.
Noi non insegniamo niente, non trasmettiamo dei valori, ma rendiamo il servizio di un esempio, mostriamo in che modo quegli stessi valori possano vivere e crescere. Non insegniamo la libertà, ma le diamo corpo, voce e sentimenti, affinché il suo profumo raggiunga chi già la nutre in sé e mostri agli altri che non la conoscono ancora la gioia di sentirla vivere e crescere nel proprio cuore.
Questa è la mia Qui Roma Libera, un'esperienza appassionata, una prova tecnica di cambiamento interiore.

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