venerdì 4 marzo 2011

I Tarocchi di Aleister Crowley: genio e follia nella lama del matto - NèaPolis N.3 anno II

Il matto, uomo sospeso fra i mondi, genio solitario di unitaria primordialità. Appeso alla volta celeste, con i piedi che sfiorano la terra, sorvola l’abisso in cui è perso, proiettandosi verso l’assoluto. Egli conosce il tutto concentrato in punto. In esso si perde, creatura di perfetta sincronicità. I suoi occhi lascivi, dallo sguardo imprendibile, roteano senza meta verso un punto di fuga indecifrabile, segno tangibile di perdizione assoluta. 
Il matto ha sciolto i condizionamenti dello spazio e del tempo, immergendosi nella propria essenza, cogliendone lo sviluppo nella sua futura determinazione. Le sue mani, mistici prolungamenti dell’infinito, custodiscono gli opposti alchemici dell’acqua e del fuoco, ingredienti segreti di una sublime fusione androgina. È nella sua mancanza di direzione che si origina la meta della stessa esistenza, in una completa immersione nella potenzialità assoluta. 
Ma egli, in qualità di uomo incarnato, è abitato da forze primitive. Come il coccodrillo che dimora ai suoi piedi e la tigre che lo azzanna al polpaccio sinistro, all’insensibile e calcolatore cervello rettile si contrappone un’ animalesca istintualità, in uno scontro vitale che si consuma nelle profondità dell’inconscio.
È la carta senza numero, lo zero dell'alfa e dell'omega. L’inizio e la fine. Il puro potenziale da cui ogni forma nasce e verso cui tutto ritorna, impulso primo dello spirito divino, nulla destinato alla rigenerazione. 
Il matto incarna l’indefinito prima della rivelazione, la percezione dell’energia pura prima ancora dell’impressione della matrice divina che la plasma. Indicandoci la via che conduce verso l’ignoto, egli ci guida alla scoperta di una nuova dimensione interiore, quella dell’anima che si affida alle leggi superiori del cosmo, ancor prima di definire il mondo attraverso i parametri razionali della materia. Simbolo dell’eterno e ciclico divenire, la sua follia custodisce il seme dell’illuminazione, possibile solo attraverso la definizione che illumina l’ombra prima della completa dissoluzione nel nulla. Il matto è il genio che attinge all’infinito, che percorre sentieri ignoti. Egli sa canalizzare l’energia dell’eternità portandola nel mondo del divenire per essere conosciuta e poi nuovamente dissolta nell’indefinito eterno.


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