venerdì 4 febbraio 2011

Romeo e Giulietta: la coppia androgina - NèaPolis N.2 anno II

L’amore è un mistero. Può vedere mondi segreti agli altri negati. È la vibrazione che genera la vita nella sua perfezione. Ogni giorno cerchiamo l’amore, in ogni gesto, in ciascun desiderio. Nel suo emblematico compimento, la storia di Romeo e Giulietta è una favola eterna che si tramanda come un insegnamento prezioso da una generazione all’altra. Forse Shakespeare era davvero un uomo illuminato. Forse aveva compreso l’eterno senso di mancanza che spinge l’uomo, nella sua natura interiore ed esteriore, a ricercare l’altra metà. Un movimento che ci conduce al ritrovamento dell’unità, possibile solo attraverso la fusione con l’altro.
L’uomo, nella sua natura incompleta, ricerca la complementarietà, il risanamento di quella sofferenza che trae origine dalla nostalgia della perfezione.
Romeo, giovane sole radioso, incarna in principio maschile che si proietta verso l’alto scalando il muro che lo separa dalla dolce Giulietta, candido principio lunare femminile. Ma nel fuoco del sole, risiede il malinconico raggio lunare che spinge Romeo a cercare in Giulietta il suo sole, in un equilibrio perfetto di luce ed ombra. Il buio inizia dove finisce la luce e nella luce esso risplende.
In questo contatto mistico l’amplesso carnale rappresenta il culmine di un’iniziazione spirituale. Ora congiunti da un laccio invisibile, i due principi finalmente riuniti rappresentano due polarità dell’androgino. L’antica e mitica perfezione umana è così ripristinata e si corrobora attraverso l’estremo sacrificio. Romeo muore attraverso un bacio, come il sole che si dissolve nel buio rinascendo a nuova luce. Giulietta, risvegliata da una falsa morte, si trafigge il corpo con un pugnale, metafora di quel principio maschile che rappresenta ormai l’altra metà del suo essere. 
Romeo e Giulietta sono destinati alla morte, una morte del singolo che rinasce nella fusione, un ricongiungimento primordiale che tende, con un impeto sublime, alla morte dell’io individuale, compiendo così una rigenerazione spirituale dell’essere, nel mistico e profondo accordo dell’ unità divina.
L’amore ci salverà, come via di conoscenza divina, di risanamento e accettazione della diversità, dissolvendo la nostra pervicace resistenza al cambiamento. 
Nell’accoglienza completa dell’altro si compiono la fusione e il rinnovamento di noi stessi, il ricongiungimento con il doppio, con l’ombra che riflette il nostro buio.

3 commenti:

  1. wow, mi ricorda molto il mito platonico del Simposio sui primi esseri umani

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  2. Ciao sono ananda cercando dell'androginia ho trovato tuo blog! avrei domande sull'energia! lascio la mia email! ciao ciao ananda logosluna@alice.it

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