giovedì 13 gennaio 2011

Il mestiere di vivere

Da quando faccio questo lavoro sono molto suscettibile. A volte torno a casa e ho ancora nelle orecchie il brusio soffuso ma assordante di mille voci diverse che dialogano in concerto. Un'altra giornata è passata, ancora una volta ho spinto la mia intezione verso la stessa meta. Ancora una volta ho creduto nella ricerca di un contatto profondo.
Ogni nozione scivola addosso ai miei ragazzi come un ghiacciolo al limone liquefatto al sole. La loro mente non ha tregua, corre come una giostra, all'impazzata, affamata di pace, irrequieta e spoglia.
Ogni giorno non è che un solo, singolo giorno e non determina il futuro. Ma ogni giorno ritrovo in me la forza di credere nel senso di tutto questo.
So di non insegnare solo il latino, so che il mio compito riguarda la vita. So che quello che cercano non si può insegnare, ma l'urgenza di coerenza ed esempio che i giovani esigono da noi adulti mi spinge alla conquista di quel punto di vicinanza, dove i cuori si incontrano e non esiste distanza. Quel punto in cui possano vedere che, sebbene siano estranei a se stessi, possono essere capiti, presi per mano e sostenuti nel compito più difficile: conoscere se stessi ed innamorarsene.


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