domenica 23 gennaio 2011

Come Alice nella tana del Bianconiglio

Prima ancora di imparare a respirare, abbiamo imparato a nuotare. Sarà forse per questo che, persa tra i fumi di un hammam da sogno, quasi mi sono dimenticata di essere nel cuore della capitale, mentre ad occhi chiusi seguivo una visione particolarmente nitida.
Era lì, davanti ai miei occhi, una lepre bianca. Un moderno bianconiglio, solo più veloce e senza panciotto. E chiaramente femmina, un dettaglio non trascurabile. Non so dove volesse condurmi, ma mi ha ordinato di seguirla e le ho dato retta; non si può rifiutare un simile comando. Una lepre, con il suo muso rotondamente selvatico può essere molto convincente.
Così, senza precipitare in una buca strettissima e tutta in discesa, come una moderna Alice ormai lontana dall'adolescenza, mi sono ritrovata nei labirintici meandri di un inconscio sopito, costellato di totemiche creature ferinamente oniriche. Una specie di minotauro addormantato pronto a divorarmi. Non so quale Minosse lo avesse lì rinchiuso, a tutela di uno scempio antico compiuto da una Pasife lasciva e animalesca, ma della sua esistenza ho preso atto solo ora, immersa nel calore.
Così, nelle vesti di un rinnovato Teseo che segue la via del filòs (senza abbandonarlo poi, per codardia sull'isola di Nasso, delegando a Bacco la gestione del sacro furore dell' Eros) sono scesa nel labirinto, tetro congegno illusoriamente perverso. Un atto di coraggio. Un viaggio non procrastinabile per cui le valigie erano già pronte da mesi.
Sarà l'auspicio dello scorpione o l'incitamento della lepre cornuta più volte apparsami in sogno, ma le profondità della terra non mi incutono più tanto terrore. Il buio è sempre il padre della luce.


Nessun commento:

Posta un commento