sabato 25 dicembre 2010

Il Natale: perché è una festa universale.

La verità non è giunta nuda in questo mondo, ma in simboli ed immagini, e se il nostro alberello campeggia trionfante in salotto, trofeo di una festa sempre attuale ed ecumenicamente celebrata, non possiamo certo trascurare il pantheon rigoglioso di divinità che sfoderano il diritto di celebrare i propri natali in questo giorno. Semplice imitatio Christi, potremmo dire; se non fosse che la loro storia avvenne molti secoli prima della nascita di Gesù bambino, da cui avrebbero anche ereditato, secondo un anomalo rigurgito temporale, anche i principali segni particolari.
Sto parlando di Dioniso, Mitra, Attys, Cibele, Astarte, Tammuz, Krishna, Bacab, Quetzocatl, Freyr, rappresentanti, maschili e femminili, di un simbolo universale che inizia in questa fase dell'anno la sua rinascita, riconquistando la vita, mentre la luce vince le tenebre: sto parlando del sole, la prima divinità adorata dagli uomini di ogni patria e colore.
Ad ognuno il suo Natale, i sorrisi ingenui dei bimbi, il panettone e il pandoro, le lucette e la stella cometa. Che male c'è, in fondo, a praticare, almeno sulla carta, un po' d'amore universale, prima di scendere di nuovo nell'arena per litigarsi un metro quadro di mondo?, permettiamo alla coscienza di sentirsi un po' più pulita, come la neve che inonda il presepe, in una Palestina immaginaria in cui le palme e gli abeti dividono la finzione scenica più famosa al mondo.

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